La data del 12 maggio verrà ricordata da Microsoft per la fine di una lunga e costosa “guerra legale” contro l’autorità antitrust degli Stati Uniti. L’azienda di Redmond, accusata più volte negli anni di concorrenza sleale, è da oggi libera dai vincoli imposti da una sentenza emanata nel 2001.
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La sezione antitrust del Dipartimento di Giustizia americano ha chiesto a Microsoft e Yahoo maggiori informazioni riguardanti la partnership da poco siglata, con cui i due colossi intendono dar battaglia allo strapotere di Google.
Tra i termini del contratto vi è la cessione, per un periodo di dieci anni, di alcune tecnologie di Yahoo da impiegare negli algoritmi inclusi in Bing, nuovo motore di ricerca di casa Redmond e l’adozione del sistema di advertising di Microsoft sulle pagine di entrambe le aziende.
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Sebbene manchino a tal proposito conferme ufficiali, pare che Microsoft abbia deciso di dare una risposta definitiva all’Unione Europea circa le accuse secondo le quali non permetterebbe ai consumatori la libera scelta del browser da installare sui propri sistemi operativi.
Alcuni tester che hanno già avuto modo di mettere le mani sulla build 7048 di Windows 7 (l’ultima rilasciata), si sono accorti della possibilità di rimuovere completamente Internet Explorer 8 dal sistema, mediante la finestra di dialogo Windows Features, visibile nello screenshot qui sopra.
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Anche Google fa il suo ingresso nel procedimento legale che vede Microsoft imputata e costretta a chiarire, entro pochi giorni, la propria posizione di dominio in quella che è possibile definire, senza timore di esagerazioni, la “guerra dei browser“.
L’azienda di Redmond, che dovrà presentare la propria documentazione all’Unione Europea per motivare il perché dell’inclusione di una copia di Internet Explorer con tutti i sistemi operativi distribuiti, è accusata di non permettere ai consumatori la libera scelta del software da utilizzare nella navigazione su Web.
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L’Unione Europea starebbe valutando la possibilità di obbligare la distribuzione di browser alternativi insieme all’acquisto dei nuovi computer. L’idea alla base della proposta è quella secondo cui Microsoft e i costruttori OEM dovrebbero mettere l’utente in grado di scegliere quale browser installare durante la fase di setup della macchina.
Ad annunciare questa possibilità è la stessa Microsoft, all’interno della nota trimestrale consegnata alla Commissione USA per la Sicurezza e gli Scambi. Se l’intenzione dell’Unione Europea diventasse applicativa gli OEM dovrebbero preinstallare sui propri computer anche Firefox, Opera, Chrome e Safari (solo per fare un esempio). E non solo.
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Dopo tre anni di battaglie legali giocate qui in Europa, Microsoft incassa una nuova sconfitta. È stato infatti respinto il ricorso presentato contro la sentenza della Commissione di Bruxelles, che, nel Marzo 2004, la ritenne colpevole di violazione delle norme antitrust imponendole il pagamento di 497 milioni di euro (689 milioni di dollari) e la commercializzazione di Windows in versioni prive di Windows Media Player.
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È giunta al termine la lunga causa che iniziò sette anni fa, in Des Moines, IA, che vede da un lato Microsoft e dall’altro un gruppo di avvocati che inseguivano un risarcimento per condotta anti-concorrenziale.
L’iniziale risarcimento richiesto (ben 330 milioni di dollari) è stato ridotto e Microsoft si è accordata per 179 milioni. Tale cifra è composta calcolando le copie vendute negli anni ’90 di Microsoft Windows, MS-DOS, Excel, Word e Works.
Per ciascuna di esse la corte di Des Moines ha stabilito un rimborso che gli acquirenti potranno richiedere fino al 14 dicembre, in particolare:
- 16$ per Microsoft Windows e MS-DOS
- 29$ per Microsoft Excel
- 10$ per Microsoft Word, Works e Home Essentials
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Steve Ballmer non ci sta: le accuse mosse da Google al nuovo nato di casa Redmond sono “infondate” secondo il numero uno di Microsoft.
Stiamo parlando delle modifiche che Microsoft introdurrà in Vista con il primo Service Pack per rendere più agevole il cambiamento del sistema di ricerca integrato.
Steve Ballmer (apprendiamo da Reuters) non è d’accordo con la decisione e, quando tira aria di polemiche, è pronto a sfoderare la sua grinta, manifestando il suo disappunto circa “quanti pensano che Microsoft non stia rispettando gli accordi presi nel 2002“.
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Ecco una di quelle notizie, di casa Microsoft, che interessa (soprattutto) gli utenti anti-windows: una sentenza emessa ieri impone alla società di Redmond di modificare il suo ultimo sistema operativo.
Come riporta WebNews, questa volta non è la corte europea ad esprimersi ma quella americana… su gentile invito di Google.
La funzionalità di ricerca integrata in Windows Vista ha, infatti, irritato quelli di Mountain View. Il problema principale è che Microsoft non permetteva di far scegliere all’utente quale motore di ricerca usare per fare le ricerche istantanee direttamente dal sistema operativo. Tentativo da parte di Microsoft di dare un bel colpo a Google che però è andato male.
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