Microsoft vorrebbe misure più restrittive per i pirati del software, in particolar modo nell’Unione Europea. Il danno provocato dalla pirateria genera perdite fino a 13,5 miliardi di dollari ad un gruppo di aziende del quale Microsoft fa parte.
Il colosso del software vorrebbe multe più salate per chi utilizza software piratato. Secondo le stime della Business Software Alliance, gruppo del quale sia Microsoft che Apple sono membri, dal 2007 il software pirata ha rappresentato ogni anno percentuali del 35%, risultati nettamente superiori al 20% degli Stati Uniti.
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Alla fine la contestazione tra Microsoft e l’Unione Europea sull’argomento “browser” sembra essere arrivata ad una conclusione positiva per entrambe le parti. L’Unione Europea ha ottenuto ciò che voleva, Microsoft ha evitato un’ulteriore multa.
A partire da marzo, infatti, Microsoft rilascerà un aggiornamento per tutti i sistemi Windows Xp, Windows Vista e Windows 7: gli utenti che scaricheranno questo aggiornamento verranno avvisati da una finestra pop-up degli accordi tra Microsoft e l’Unione Europea riguardanti la posizione dominante dell’azienda di Redmond nel settore di browser.
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La causa iniziata da Opera contro Microsoft, per impedire l’inserimento di Internet Explorer in Windows 7 non è piaciuta a JCXP.net, un sito riguardante il mondo Windows. La campagna “Boycott Opera” è stata lancia il 12 giugno da David Taraso, Managing Director del sito. In questa data infatti è stato inserito un articolo riguardante i motivi per i quali la campagna è partita:
Oggi, stiamo proponendo un boicottaggio completo di tutto il software Opera.
Questo non è altro che il comportamento di un’azienda, che non può guadagnare quote di mercato legittimamente, che sta cercando di infilare il proprio impopolare browser nei sistemi Windows. Opera è semplicemente seccata poiché il suo browser è definitivamente ultimo nelle quote di mercato, ed è già stato superato da Google Chrome, rilasciato da poco, e da Safari di Apple per Windows.
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Anche Google fa il suo ingresso nel procedimento legale che vede Microsoft imputata e costretta a chiarire, entro pochi giorni, la propria posizione di dominio in quella che è possibile definire, senza timore di esagerazioni, la “guerra dei browser“.
L’azienda di Redmond, che dovrà presentare la propria documentazione all’Unione Europea per motivare il perché dell’inclusione di una copia di Internet Explorer con tutti i sistemi operativi distribuiti, è accusata di non permettere ai consumatori la libera scelta del software da utilizzare nella navigazione su Web.
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L’Unione Europea starebbe valutando la possibilità di obbligare la distribuzione di browser alternativi insieme all’acquisto dei nuovi computer. L’idea alla base della proposta è quella secondo cui Microsoft e i costruttori OEM dovrebbero mettere l’utente in grado di scegliere quale browser installare durante la fase di setup della macchina.
Ad annunciare questa possibilità è la stessa Microsoft, all’interno della nota trimestrale consegnata alla Commissione USA per la Sicurezza e gli Scambi. Se l’intenzione dell’Unione Europea diventasse applicativa gli OEM dovrebbero preinstallare sui propri computer anche Firefox, Opera, Chrome e Safari (solo per fare un esempio). E non solo.
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Sono ormai fruitore del nuovo Sistema Operativo di casa Microsoft da circa 6 mesi (tra beta-testing e versione ufficiale) e ci sono alcune cose che proprio mi aggradano e altre che non mi vanno giù nella forma in cui il “neonato” è venuto alla luce.
Una di queste ultime non è a mio avviso imputabile alla Microsoft: grazie, infatti, ad una curiosa operazione anti-monopolistica da parte dell’Unione Europea, si è deciso di obbligare la casa di Redmond a fornire, ai costruttori di PC, differenti versioni delle già non poche edizioni di Windows Vista, tutte però prive del Media Player.
Il principio secondo cui un riproduttore audio-video multiformato possa costituire monopolio mi è oscuro e il fatto di privare molti impiegati non dotati di privilegi di installazione della visione dell’ultimo TG mentre addentano il loro toast in pausa pranzo non sarà certo la cura di tutti i mali dell’accentramento di potere economico.
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